COVID19

Approfondimento - Mascherine chirurgiche: Regioni in prima linea

Facilitato l’orientamento delle imprese alla riconversione produttiva

09 apr 2020

Le mascherine mancano ancora! Questo è il refrain ripetuto senza sosta dagli organi di informazione ad oltre tre settimane dalla pubblicazione del DL 17 marzo 2020 n. 18 che ha introdotto le procedure in deroga per l’approvazione di DPI e Dispositivi Medici.

Eppure migliaia di aziende italiane si sono rese disponibili e hanno cominciato ad immettere sul mercato altrettante migliaia di mascherine… Perché questo sforzo non sta dando i risultati sperati?

I nostri lettori dovrebbero già conoscere la risposta: una macchina da cucire e tanta buona volontà non sono sufficienti a realizzare un articolo idoneo a prevenire la diffusione del contagio o addirittura a proteggere un operatore sanitario in un ambiente già a rischio!

Sappiamo ormai tutti che esistono due tipi di “mascherine”:

  1. Maschere facciali ad uso medico (o mascherine chirurgiche), classificate come Dispositivi Medici, ai sensi del Regolamento (UE) 2017/745, costruite e testate secondo la norma UNI EN 14683:2019, la cui approvazione in deroga è affidata all’ISS (Istituto Superiore di Sanità).
  2. Semimaschere facciali antipolvere, classificate come Dispositivi di Protezione Individuale ai sensi del Regolamento (UE) 2016/425, costruite e testate secondo la norma UNI EN 149:2009, la cui approvazione in deroga è affidata all’INAIL.

Per la produzione/importazione di queste due tipologie (e dei DPI marcati CE secondo la procedura ordinaria) il DL Cura Italia (art. 5) prevede incentivi anche a fondo perduto. All’art. 43 dello stesso provvedimento sono previsti anche incentivi per l’acquisto da parte di utilizzatori professionali.

A queste si è aggiunta una terza tipologia più improvvisata, che sono le mascherine “fai da te” o mascherine “fazzoletto”, ovvero quelle prodotte in casa o da persone/aziende volonterose e desiderose di rendersi utili nell’emergenza che non necessitano di alcuna approvazione ma che NON possono essere vendute al personale sanitario, NON possono essere utilizzate da imprese e lavoratori e la cui produzione /importazione NON è agevolata in alcun modo.

In un articolo del 1° aprile 2020 pubblicato su “Il sole 24 ore” l’ISS ha reso noti alcuni interessanti dati. Nelle ultime due settimane di marzo l’ISS ha ricevuto oltre 3.000 richieste di informazioni, che si sono concretizzate in circa 800 richieste di approvazione in deroga di mascherine chirurgiche. Eppure soltanto 40 aziende hanno concluso la procedura positivamente: perché?

Evidentemente, la maggior parte delle richieste era riferita a dispositivi NON corrispondenti ai requisiti della norma UNI EN 14683:2019 e probabilmente la maggioranza delle richieste è stata presentata in modo poco ponderato.

Come spesso succede anche al di fuori delle situazioni di emergenza, l’eccesso di informazione ha generato più confusione che beneficio, creando effetti di segno opposto rispetto a quelli voluti.

Eppure occasioni di corretta informazione ce ne sono!

Oltre alle pagine dedicate dell’ISS (che potete trovare clicando qui) e dell’INAIL (cliccare qui per vedere), costantemente aggiornate, al sito dell’UNI, da cui è possibile scaricare gratuitamente le norme tecniche di riferimento (www.uni.com), alcune Regioni hanno creato veri e propri servizi di orientamento e accompagnamento per le imprese che intendono produrre mascherine chirurgiche, anche in collaborazione con dipartimenti e laboratori universitari che possono eseguire i test da presentare all’ISS.
 

Regione Veneto

La pagina web meglio strutturata e di più semplice consultazione dedicata agli aspiranti produttori di mascherine chirurgiche è senz’altro quella della Regione Veneto, che, in collaborazione con l’Università di Padova, ha costruito un vero e proprio vademecum con tutte le informazioni necessarie (che potete trovare cliccando qui).

La regione ha altresì predisposto un indirizzo mail autocertificazioni.covid@regione.veneto.it cui le aziende possono presentare la propria candidatura.

Per velocizzare i tempi è anche possibile visitare direttamente la pagina dell’Università di Padova (cliaccando qui) dove si può scaricare un ulteriore vademecum che contiene anche i costi dei test di conformità alle norme di riferimento per le mascherine chirurgiche, oppure richiedere comunque informazioni. La Regione Veneto e l’Università di Padova sono al momento gli unici Enti che hanno reso pubbliche le tariffe relative ai test svolti.
 

Regione Lombardia

Fonte: Regione Lombardia

Le regione italiana più colpita dal COVID-19 si è avvalsa delle competenze del Politecnico di Milano, che ha fornito interessanti specifiche tecniche sia per la produzione di mascherine chirurgiche, sia per i camici, le tute e i calzari (DPI), che vengono quotidianamente aggiornate.

Per camici, tute e calzari, che prevedono anche prove sui tessuti, la specifica (numerata come n. 4  rev. 3. Cliccare qui per maggiori info) fornisce anche indicazioni sui tessuti (e loro produttori) che hanno già superato i test.

Anche la Lombardia ha attivato un indirizzo dedicato DPIcoronavirus@regione.lombardia.it per le imprese interessate a fornire DPI e Dispositivi Medici alle strutture sanitarie e alla pubblica amministrazione, facendo da tramite con la centrale acquisti regionale ARIA SpA.
 

Regione Emilia-Romagna

Fonte: Regione Emilia-Romagna

Anche l’Emilia-Romagna si è attivata con una pagina istituzionale, e un gruppo operativo per sostenere le imprese nella riconversione industriale e accentrare gli acquisti, nonché le offerte e donazioni di DPI e Dispositivi Medici. Diversamente da Veneto e Lombardia non ha attivato un indirizzo mail per candidature e informazioni ma una pagina (https://www.art-er.it/imprese-e-startup/#toggle-id-1), con un form di richiesta.

I laboratori che nella regione possono testare e dichiarare la conformità delle mascherine chirurgiche sono l’Università degli Studi di Bologna e il Tecnopolo di Mirandola (MO).

Speriamo che le informazioni rilanciate in questo approfondimento possano essere di utilità in questo periodo di emergenza ad agire anche a livello aziendale con maggior consapevolezza e soprattutto nel rispetto delle disposizioni vigenti.

 

Fonte: Interna Normachem